+39 0376 369728 [email protected]

È davvero una strategia SEO efficace?

Un tema che viene ciclicamente riproposto in ambito SEO è quello della link building. È una strategia davvero efficace? Si può fare in modo naturale e gratuito o è necessario assumersi dei rischi? Vale ancora la pena spendere tempo e budget per implementarla?

Dare una risposta è difficile, perché online e tra gli esperti SEO si trovano decine e decine di pareri a favore dell’efficacia, come dell’inutilità, della link building. E soprattutto di quale sia il modo migliore, più performante e meno dispendioso per farla senza rischi. In questo articolo cerchiamo sostanzialmente di fare un po’ di chiarezza riguardo a questa strategia, e al suo funzionamento.

E quanto.

Che cos’è la link building

La link building è una strategia molto importante per chi fa SEO. Infatti, nonostante siano sorte innumerevoli discussioni circa il modo più corretto di farla, per chi si occupa di SEO è ancora difficile farne a meno. Ma in concreto, che cos’è?

Facciamo una piccola premessa. Internet è una Rete perché al suo interno sono presenti dei link. È grazie a loro che il crawler di Google scopre nuovi contenuti e ci mostra le pagine indicizzate. Sono sempre loro a creare i collegamenti che permettono di navigare online. La link building è quindi l’attività di creazione di una rete di collegamenti tra il proprio sito e gli altri, con lo scopo di aumentare il ranking di quel sito e aiutarlo a posizionarsi meglio.

Per Google – come per gli altri motori di ricerca – i link sono infatti fondamentali. Aiutano i vari algoritmi a capire come le diverse pagine sono collegate, quanto una pagina è autorevole e attendibile. Se, infatti, il mio sito viene citato in tante altre pagine di qualità, coerenti con il mio contenuto, questo verrà ritenuto rilevante anche da Google. La pagina quindi scalerà posizioni in SERP, perché ritenuta in grado di rispondere alle domande degli utenti.

Anche in questo caso, quindi, la qualità la fa da padrona – o almeno dovrebbe. Qualità dei link, qualità dei contenuti. Una volta ci si poteva permettere il lusso di avere un enorme numero di link in ingresso, senza curarsi di cosa c’era in quelle pagine. Per fortuna, almeno in teoria, oggi questa attività viene considerata spamming da Google; si rischia quindi di essere fortemente penalizzati, se i propri backlink sono considerati tossici.

 

L’analisi dei backlink

I backlink sono per l’appunto le pagine che citano il nostro sito come link. Analizzare queste pagine è fondamentale per avere una buona strategia di link building: è bene perdere un po’ di tempo in questa fase perché, facendo un’attenta operazione di “pulizia” e selezione, i risultati saranno migliori. E sicuramente più sinceri e veritieri, perché ormai puntare su backlink tossici e di scarsa qualità è un gioco che non vale la candela.

L’algoritmo di Google non è noto esattamente, ma si sa che ci sono circa 200 elementi utili a indicizzare una pagina web. Tra questi, la bontà dei link è ancora un indicatore prezioso. Perché un backlink sia ritenuto buono, deve provenire da un sito considerato affidabile e apprezzato dagli utenti, con un’alta authority. Un sito che dimostri di avere contenuti utili e visitati spesso e, soprattutto, che sia “pulito”, ovvero non faccia evidenti attività di spamming, click baiting e quant’altro.

Una link building artificiale, costruita a tavolino creando siti e portali, commenti, profili finti, può portare a eventuali penalizzazioni e a un peggioramento della propria posizione in SERP. Online sono disponibili vari strumenti di analisi di backlink, tra cui forse il più famoso è SEMRush, insieme  a SEOZoom e Ubersuggest, che ha anche il vantaggio di essere gratuito. Saperli usare, e bene, è importante per riuscire a capire se il proprio sito gode di link in entrata di qualità o se, al contrario, è necessaria una maggiore selezione.

 

Cosa rende “di qualità” un backlink?

Come detto, l’algoritmo di Google include diversi fattori da tenere in considerazione per analizzare la qualità di un backlink – che concorre a posizionare il sito che lo riceve. Tanto per capire quanto questa valutazione è importante, la troviamo anche all’interno del brevetto originale del sistema di page ranking di Google:

The rank assigned to a document is calculated from the ranks of documents citing it.

Il ranking – e la qualità – di un documento è calcolato partendo dal posizionamento dei documenti che lo citano. È un linguaggio molto generico che arriva dagli albori di Google, ma che rende bene quanto la qualità dei backlink sia sempre stata molto importante Big G. Che ha quindi diversi elementi per valutarla, come la rilevanza, autorevolezza, popolarità e pertinenza del sito. Un sito che non c’entra niente con quello di cui ci occupiamo noi difficilmente sarà considerato pertinente da Google.

Allo stesso modo, avere backlink da un sito sicuro, senza penalizzazioni precedenti, che sia di qualità ma anche affidabile è un fattore in più per Google. E, come sempre su internet, la freschezza è importantissima. Un “collegamento” recente, infatti, ha più valore di uno molto vecchio.

 

Fare link building “al naturale”

Ci sono tante pratiche sconsigliate che, come detto, possono funzionare nel breve periodo, ma è sempre bene non fare troppo affidamento su di esse, e concentrarsi su modi virtuosi di fare link building o, meglio ancora, link earning. La link earning è infatti un modo di guadagnarsi citazioni in modo naturale e “senza contropartite”. È certamente un lavoro difficile e che si protrae nel lungo periodo, perché occorre acquisire autorevolezza nel proprio settore, diventare un riferimento per chi cerca fonti d’informazione autorevoli.

Ci sono quindi diverse buone pratiche che si possono mettere in atto per ottenere backlink in modo naturale:

  • Avere un’area blog con articoli ben scritti, che abbiano contenuti coerenti e ottimizzati per una o più keyword specifiche del proprio settore e rappresentino un vero e utile approfondimento (quindi con contenuti nuovi, o disposti in modo nuovo);
  • Pubblicare guest post sul proprio blog. Ovviamente, però, devono essere articoli attinenti con il nostro argomento e il nostro settore, avere contenuti originali e non copiati, e anchor text non infarciti di parole chiave commerciali;
  • Variare la frequenza di link follow e nofollow;
  • Fare affidamento sulle citazioni spontanee – eventualmente avviare delle collaborazioni (non necessariamente continuative) con fonti esterne autorevoli;
  • Come detto, la parte fondamentale consiste nel puntare su contenuti di qualità, unici e peculiari, che non siano copiati né da pagine interne al proprio sito né da altri siti. Una buona idea può essere quella di offrire qualcosa di utile ai blogger che inseriscono un link (come ebook, whitepaper, ricerche e così via);
  • Puntare su contenuti particolarmente performanti, come ad esempio i video.

Ci sono strategie di link building – anche quelle più rischiose e sconsigliate – che, se effettuate con molto studio e attenzione, possono apparire come link earning. Ma queste pratiche, per l’appunto, possono andare bene nel breve-medio periodo, mentre alla lunga distanza aumenta molto il rischio di penalizzazioni.

Non bisogna poi dimenticare di strutturare il link nel migliore dei modi: l’anchor text deve essere “parlante”, quindi inserito in modo naturale nel discorso, evitando la corrispondenza esatta con la keyword che spesso rende il testo più difficile da leggere.

 

I rischi di una link building non corretta

Dopo aver visto le strategie per ottenere backlink naturali passiamo a considerare quelle che vengono spesso viste – non solo dai motori di ricerca – come bad practices. Sono tecniche spesso ormai superate, che poco tengono in conto la considerazione che ha Google per la qualità dei link, e che puntano soprattutto a ottenere risultati in breve tempo. Spesso, va detto, perché la visione è troppo a breve termine. Tra queste tecniche troviamo:

  • Inserire link in modo massiccio all’interno dei commenti di blog, forum e persino social network
  • Scambio di link senza alcun valore aggiunto;
  • Inclusione di link verso il nostro sito in portali e directory scadenti e non coerenti con i temi o i servizi che trattiamo;
  • In teoria sono sconsigliabili anche i link a pagamento (anche se è una pratica decisamente molto diffusa).

Come sostiene Matt Cutts, direttamente da Google, non tutti i commenti che presentano un link sono poi considerati spam. Se un link è rilevante, di qualità, è una fonte attendibile, sarà comunque ben visto; lo stuffing di link completamente irrilevanti, ovviamente, verrà visto come spamming.

 

Naturalmente le attività di link building – o link earning – dipendono anche molto dal settore in cui si opera. In alcuni è molto più facile, o quantomeno spontaneo, ottenere link in modo naturale, mentre in altri è più importante stabilire una strategia precisa e accurata. Bisogna sempre avere coscienza del settore in cui si opera e del fatto che, come sempre, avere contenuti di buona qualità e davvero utili è sempre il primo passo per essere riconosciuti una fonte autorevole. Sapendo poi quando mettere in pratica strategie – efficaci – di tipo diverso.

In questo caso, una consulenza SEO può essere la soluzione ideale.