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Meno tempo per formare, ma più esigenze: come trovare le giuste risorse?

di Adriana Iucolano

 

In un periodo in cui termini come soft skills, intelligenza emotiva e hard skills sono più inflazionati che mai, non possiamo far altro che domandarci se “skillati” si nasce o si diventa. Problema che potrebbe essere paragonabile al dilemma del “è nato prima l’uovo o la gallina”, su cui le più blasonate menti del mondo dibattono ormai dalla notte dei tempi.

È indubbio che si nasca con determinate predisposizioni e “plus”, che ci distinguono gli uni dagli altri (e per fortuna) – sono complici forse genetica, territorio, figure genitoriali che durante la gestazione “tramortiscono” il futuro erede con brani di Beethoven o teoremi di Euclide? Non è ancora chiaro, ma ciò che è certo è che nei primi anni di vita si ha una grande predisposizione all’apprendimento e alla formazione di se stessi.

Alla ricerca delle skills

Tuttavia, a prescindere da tesi o ipotesi aleatorie, e tolti i geni in erba (fortunelli), imprenditori che dal nulla riescono a creare imperi (tanto di cappello), e fortunati figli di papà (c’è chi nasce con la camicia), noi comuni mortali, spesso piazzati in tenera età dai genitori davanti alla tv o in giardino con Fido, come possiamo davvero affinare in età adulta le skills necessarie al lavoro dei nostri sogni?

La scuola, l’università, i master, sono tutti percorsi che ci aiutano a sviluppare e gestire ogni tipo di skill scoperta dall’uomo, ma che, catapultati nel mondo del lavoro, spesso non bastano. Perchè quello a cui non ci preparano, non abbastanza, è il fattore mole di lavoro/tempo, binomio che, una volta conosciuta la frenesia del lavoro quotidiano, ti fagocita al punto da dimenticare anche di bere i tot bicchieri di acqua salvavita (e salva-ritenzione idrica).

Risultato? Sei disidratato, con il colorito spento, la pelle secca e non hai il tempo di acuire le tue skills per stare al passo con i tempi. E così è facile diventare sostituibile (e bruttino, diciamocelo).

E le skills di domani?

Il World Economic Forum dichiara che nel 2025 85 milioni di posti di lavoro potrebbero essere sostituiti da un cambiamento nella divisione lavoro uomo/macchina. Allo stesso tempo, nasceranno 97 milioni di nuove posizioni, più adatte proprio alla nuova ripartizione dei compiti tra  umano, macchina e algoritmo (ne abbiamo già un assaggio oggi nell’universo digital).

Questo trend rende ancora più imperativo formarsi, affinare le proprie skills e acquisirne di nuove. Alla luce di ciò, come può oggi un lavoratore, in un mondo che chiede sempre di più dando sempre meno, migliorare se stesso e crescere senza penalizzare qualcosa lavorativamente o personalmente?

La coperta troppo corta delle figure professionali

Quante realtà medio/piccole oggi sono disposte davvero a rinunciare a un dipendente per un certo numero di ore al giorno, investendo fondi e speranze per il suo miglioramento professionale e personale, senza lo spauracchio del vedersi abbandonati una volta che il collaboratore è stato formato? Quante preferiscono optare per una mente più giovane e fresca che (diciamocelo) costa anche meno?

Alle nostre domande amletiche si aggiunge la tanto chiacchierata penuria di figure professionali affidabili che oggi molte realtà lamentano. Questa non può che portarci alla riflessione che se non permettiamo ai dipendenti, inseriti in un loop lavorativo costantemente in corsa e sempre più frenetico, di migliorarsi, non possiamo pretendere di avere figure affidabili e skillate, e al passo con i tempi! E torniamo quindi alla nostra riflessione iniziale: skillati si nasce o si diventa? 

La risposta forse è che, a oggi, difficilmente lo si può diventare se non investendo tempo extra-lavorativo e propri fondi personali, oltre a quelli già spesi entrando in un loop eterno di tempo/denaro. Azione fattibile, d’altronde siamo i primi a dover investire su noi stessi, ma siamo davvero sicuri che poi l’azienda sia disposta, e in grado, di remunerare adeguatamente i nostri upgrade o saremo costantemente costretti a volgere altrove il nostro sguardo a ogni nuova skill?

Un loop di domande senza fine quindi, che ci porta all’unica certezza che in un mondo in costante corsa ed evoluzione non si possa restare indietro. Come, non ci è dato ancora saperlo con estrema precisione.