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La nuova ottimizzazione per motori di ricerca. Vocale

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Non solo grazie all’arrivo degli smart speaker, ma soprattutto con l’introduzione degli assistenti vocali, la ricerca online sta prendendo una direzione sempre più vocale. Le ricerche su smartphone hanno ormai sorpassato quelle da pc e, secondo le ultime analisi, quelle vocali supereranno quelle scritte nel 2020. Ovvero l’anno prossimo. Quali implicazioni avrà questo maggiore uso della parola sui motori di ricerca (Google in primis) e sulla SEO?

Una rivoluzione annunciata

L’implementazione della ricerca vocale è una rivoluzione che non fa più paura. Ormai annunciata e prevista da tempo, non resta altro da fare che abituarcisi, prendere confidenza e aspettare l’inevitabile sorpasso della ricerca vocale su quella scritta. Ma, al di là delle semplici funzioni di ricerca che possiamo comunemente immaginare, la vocal search darà ben altre possibilità, in futuro.

Ora come ora, per noi la ricerca vocale è utile per motivi estremamente pratici. Per esempio, siamo in macchina e cerchiamo una pizzeria nei dintorni. Chiediamo aiuto a Google, o a Siri, e questi ci vengono incontro, indicando i locali più vicini. È una rivoluzione anche questa? È comunque un drastico cambiamento nel nostro modo di vivere e comunicare, quindi sì. Ma la portata è ben più ampia, come ha spiegato Pandu Nahyan, Google Fellow e sviluppatore dell’algoritmo del motore di ricerca più diffuso al mondo, in una recente intervista.

La ricerca vocale, e soprattutto la restituzione di risultati vocali, in un prossimo futuro, consentirà l’accesso alla più grande banca dati di informazioni mai esistita anche da parte della popolazione analfabeta. Secondo i numeri forniti da Nahyan, nel 2023 7 miliardi di persone dovrebbero avere accesso a un cellulare. L’ultimo possibile paletto verso l’informazione globale potrebbe cadere. Con tutti i vantaggi e i rischi connessi. Anche se forse, più che gli smartphone, il problema sarà la diffusione della rete anche nelle zone meno sviluppate; perché è Internet ormai l’alfabeto del XXI secolo.

Allo stesso modo, la ricerca vocale darà la possibilità di ottenere informazioni anche nel bel mezzo di una conversazione, con un modo di parlare ormai simile a quello che usiamo tutti i giorni. L’obiettivo sarà quindi quello di integrare il più possibile il motore di ricerca all’interno di un discorso.

Sarà però fondamentale consentire di avere più possibilità tra cui scegliere: non tutte le domande che rivolgiamo a Google, infatti, presuppongono una risposta univoca. Le riposte vocali, e le ricerche, devono imparare a tenerne conto.

Chi parla? Le statistiche sugli assistenti vocali

Smart speaker e assistenti vocali sono ormai in continua crescita, e il loro utilizzo è sempre più diffuso. Secondo una ricerca del Global Web Index, riportata da Inside Marketing, quasi un terzo degli utenti mondiali usa la ricerca vocale dal proprio dispositivo mobile; se consideriamo che, a livello mondiale, oltre il 50% delle ricerche viene svolto proprio da dispositivi mobili, abbiamo un’idea della portata delle ricerche vocali. Oltre a questo, va aggiunto che la tecnologia vocale viene sfruttata soprattutto dai giovani e dai giovanissimi. Per fare cosa? Soprattutto:

  • Creare promemoria;
  • Gestire gli impegni, aggiungere eventi in calendario o in agenda;
  • Informarsi sui risultati sportivi o sugli eventi;
  • Fare ricerca locale;
  • Strumenti pratici: calcolatrice, conversione, timer, eccetera.

Verba volant

Il sempre maggiore utilizzo della ricerca vocale non è solo un trend o una moda passeggera. La ricerca vocale è destinata a diventare una tecnologia di utilizzo quotidiano. Probabilmente, è destinata a diventare il modo con cui entriamo in contatto con i motori di ricerca. Perché segue un comportamento e una caratteristica tipica dell’uomo. Tranne casi particolari, come i disturbi della parola (e sarà interessante capire come gli assistenti vocali se ne occuperanno), è più facile parlare che scrivere. E allo stesso modo è più semplice ascoltare che leggere.

Bisogna però tenere conto di un altro fatto, nel momento in cui ci si avvicina all’ambito della ricerca vocale, soprattutto dal punto di vista della SEO. Noi non parleremo mai con Google come parliamo tra di noi. Non lo facciamo nemmeno al telefono, perché l’intervento di un device, di qualsiasi natura sia, cambia il rapporto di comunicazione tra le persone. Ci sono delle convenzioni a cui è difficile rinunciare. E questo fatto sarà fondamentale quando si tratterà di interpretare le richieste e i bisogni degli utenti, per mostrare le risposte migliori e più attinenti. Non più alla lo query: ma alla loro domanda.

Don’t drop da mic

Il voice input è un’ulteriore indicazione di quanto Google stia spingendo in direzione della ricerca vocale ma non solo, anche della restituzione di risultati vocali. Il voice input non è altro che il microfono aggiunto da Google alla stessa barra di ricerca, per consentire una voice web search “totale”, ovvero da qualsiasi dispositivo mobile che disponga, per ora, del sistema Android. Ma un’altra fondamentale differenza sarà che, con questo tipo di ricerca sarà possibile ascoltare direttamente la risposta vocale.

È ormai chiara la direzione in cui si muove Google, ovvero quella della ricerca onnicomprensiva, a 360 gradi, da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi condizione. È la “ubiquitous search” di cui Google si fa portabandiera.

La so io!

Ed eccoci al punto cruciale, quello che riguarda il futuro della SEO. Se gli utenti iniziano a fare ricerche soprattutto rivolgendo domande dirette, tramite assistente vocale, al motore di ricerca, come farò a ottimizzare i miei contenuti per fare in modo che siano meglio indicizzati? Dove il “meglio indicizzati” indica che il mio contenuto è più pertinente, più completo, più immediato e pertinente rispetto agli altri. Insomma, in una classe di milioni di alunni, più o meno preparati, come faccio a far sapere all’insegnante che io ho la risposta giusta?

Ave SEO, morituri te salutant

Si aggira per il web lo spettro della SEO. Già da tempo ci si domanda se il futuro dominio delle ricerche vocali comporterà la famosa “morte della SEO”. Ma precisiamo un punto chiave, di sapore metodologico. È sempre meglio evitare giudizi drastici e troppo netti. La Prima Legge della Termodinamica funziona anche nell’ambito Digital: niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma. Quindi? La SEO cambierà, indubbiamente; ma non morirà.

È ancora uno dei principali strumenti utilizzati dall’Internet Marketing e dai creatori di contenuti. Perché? Perché, andando alle radici della SEO, essa riguarda del semplice e comune buon senso. Per questo i dati di inizio 2019 segnalano un aumento della ricerca organica a scapito di quella a pagamento; questa sembra essere ancora la principale fonte di traffico del web. Con la voice search cambierà l’input, e forse anche l’output, ma il processo in mezzo continuerà a rivestire la stessa importanza.

La SEO è infatti fondamentale anche per la brand awareness; basti pensare a quanto influiscono sui comportamenti degli utenti le recensioni di prodotti e servizi. In futuro ascolteremo risultati vocali in ogni ambito, dunque perché non dovremmo ascoltare recensioni vocali? Magari lasciate tramite un vocale in prima persona dagli utenti. La SEO dovrà essere in grado di connettere e sfruttare tutti questi contenuti.

Parlando chiaro. Qualche indirizzo per la SEO vocale

La rivoluzione in questo senso è dovuta alle diverse modalità con cui faremo delle ricerche: le domande poste a voce sono più lunghe e articolate, il format è più conversazionale, la richiesta più precisa. Anche perché è ancora difficile capire come Google suggerirà i risultati, quindi meglio fare una ricerca specifica, che inserire una parte della frase e aspettare il suggerimento da casa.

È fondamentale capire il proprio target, e individuare le domande che verranno rivolte al motore di ricerca, e in che modo. Non stiamo domandando qualcosa a un nostro amico, ma non stiamo nemmeno scrivendo a una macchina; il linguaggio è necessariamente diverso. Inoltre la ricerca vocale spesso è utilizzata fuori casa, per ricerche veloci e locali. Cosa servirà, allora?

  • Un titolo chiaro e conciso, che risponda alla query di ricerca in modo semplice e immediato. Il contenuto della pagina servirà poi ad approfondire e a dare maggiori dettagli e informazioni supplementari. Ma il titolo, e l’eventuale snippet, devono far capire all’utente che la nostra è la ripsosta giusta. Èimportante raggiungere l’Answer Box, nella famigerata posizione 0;
  • Ottimizzare la SEO locale e le Google My Business: questo perché, come detto, gli utenti cercano spesso servizi e prodotti nelle loro immediate vicinanze;
  • Velocità di caricamento della pagina: è una caratteristica già fondamentale, ma su mobile il tasso di rimbalzo è ancora più elevato per pagine lente, e le ricerche vocali vengono eseguite soprattutto da questi device;
  • Ottimizzare keyword long tail più complesse, articolate e discorsive. In definitiva, più precise;
  • Considerare un linguaggio più naturale e, in alcuni casi, più discorsivo rispetto a quello, in parte meccanico e artificiale, di adesso. Non solo per le parole chiave, o le frasi chiave, pronunciate dagli utenti. Il linguaggio va anche considerato nel modo in cui scriviamo i contenuti. Bisogna infatti considerare che la risposta verrà letta dalla macchina, e l’utente si aspetterà una risposta rapida e concisa. Non diciamo semplice, perché questo dipende dalla domanda: se chiedo “come funziona un reattore nucleare?”, difficilmente potrà avere una risposta semplice. Ma dovrò far capire che ho la risposta giusta.

Sarà una rivoluzione continua, non necessariamente lenta, ma che abbiamo la possibilità di preparare. Come? Iniziando fin da subito a ottimizzare i contenuti in ottica vocale, cambiando il volto alla SEO, abituandoci a interpretare ancora di più i bisogni dell’utente. Per questo diventa ancora più importante rivolgersi a esperti del settore, come il team di NUR, che rimane aggiornato proprio su queste questioni e questi sviluppi. Se hai bisogno di saperne di più, non esitare a contattarci.

La SEO non è morta, sta solo imparando a parlare.