Posizionamento sui Motori di Ricerca, grafica web e programmazione

Content Marketing: una strategia per il successo

Postato il 23 giugno 2017

Quando parliamo di Content Marketing ci riferiamo a una tipologia di marketing che prevede la creazione e condivisione di media e contenuti editoriali al fine di acquisire clienti e monetizzare un sito web. Le informazioni possono essere veicolate tramite una varietà notevole di tipologie, tra cui news, video, e-books, infografiche, guide, articoli e foto.

Per mettere in atto un’azione efficace è necessario ponderare una strategia precisa che preveda contenuti di valore e l’individuazione del target su cui veicolarli. Poche aziende però ne sono consapevoli e sono preparate sull’argomento. Infatti dati alla mano consultando i 2,73 milioni di blog post pubblicati ogni giorno solo il 38% delle aziende dichiara di avere una strategia di content marketing (dati relevance.com). MailUp ha pubblicato di recente una guida metodologica scritta in collaborazione con Francesco De Nobili (docente all’Università di Bologna e responsabile di comunicazionelavoro.com) dedicata alle aziende e utile per sfruttare i contenuti con l’obiettivo di incrementare le conversioni, attirando e coinvolgendo nuovi prospect.

Nella struttura del piano assume un ruolo importante la scelta degli obiettivi, che devono essere specifici per poter dare una direzione chiara all’attività. Secondo i dati MailUp, il 53% dei marketer B2B cita la lead generation come obiettivo primario delle attività di content marketing. Fondamentale anche definire gli argomenti da proporre attraverso un’attenta fase di ricerca al fine di creare messaggi chiari e univoci e redigere un piano editoriale con il relativo calendario.

Obiettivi diversi, contenuti diversi.

Portare l’utente a compiere un acquisto sul proprio sito è un’operazione graduale. Generalmente si parte con la fidelizzazione dei nuovi utenti, che avviene per mezzo di contenuti scritti sul blog, infografiche e post sui social media. È necessario poi accrescere la fiducia che gli utenti hanno nel nostro lavoro, e per fare ciò servono dei contenuti più articolati, come Landing page, Ebook, White paper, Webinar e Corsi.

Si può passare quindi alla fase della cosiddetta conversione, ossia al momento in cui l’utente fa seguire al clic sul sito un acquisto. Tale meccanismo viene comunemente rappresentato per mezzo del “funnel” (termine inglese che significa “imbuto”), che va dall’engagement alla conversione.

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I Micro momenti: la nuova frontiera del marketing digitale

Postato il 5 giugno 2017

I micromomenti sono quegli istanti nell’arco della giornata in cui si manifesta una necessità, un bisogno o una curiosità che vengono soddisfatti tramite una consultazione online.
La conquista di tali micro momenti è divenuta, secondo Google, il nuovo terreno di sfida dei marketer (digitali e non).

L’imperativo categorico del marketing (non solo del real time marketing) è infatti quello di presidiare tutti i punti di contatto (touchpoints) del processo decisionale dell’utente, in qualunque istante si manifestino. La soddisfazione del bisogno nei micromomenti avviene prevalentemente tramite la consultazione dello smartphone che è il device sempre più presente nella vita dei millennials.

I micro momenti sono diventati così importanti nel marketing perché l’avvento del mobile (ricordiamo che stando alle dichiarazioni di Google, in dieci mercati fra i quali quello degli USA le ricerche da dispositivi mobili, hanno già superato le ricerche da desktop) ha stravolto completamente il modo di ricercare, di informarsi e di soddisfare i bisogni, sia che si tratti di necessità e decisioni di acquisto poco rilevanti, sia che si tratti di scelte importanti.

Il trend è in continua ascesa e, senza avere la bacchetta magica, si può asserire che presto le percentuali di ricerche e di navigazioni “mobile” supereranno di gran lunga quelle da desktop anche nel resto del mondo connesso. Pensare mobile first non significa solo realizzare siti ed e-commerce progettati per dispositivi portatili (responsive o mobile) ma significa rivisitare completamente l’esperienza dell’incontro dell’azienda con un utente che risulta totalmente differente.

L’era del web mobile e l’avvento della generazione C (quella degli utenti sempre connessi) hanno stravolto anche le modalità con cui si effettua la ricerca: se prima le decisioni importanti venivano prese o condivise in momenti specifici della giornata ed in orari prevedibili e lo strumento utilizzato per scegliere, informarsi e comparare era il desktop, oggi sempre più spesso, le ricerche diventano frammentate ed avvengono in orari imprevedibili (durante le attese in una fila, durante un viaggio in metro etc…). Avere un cellulare a portata di mano cambia anche il modo di agire delle persone diventate sempre più multitasking.

Sono stati individuati quattro specifici tipi di micromomenti.

I-Want-to-Know Moments: voglio sapere

Il nostro utente è in fase esplorativa, non vuole acquistare (almeno per ora) ma è in cerca di informazioni o intende soddisfare una curiosità. Si tratta di un’esigenza che può manifestarsi in qualsiasi periodo della giornata e può essere innescata da qualsiasi evento.
Il 66% del campione scelto da Google afferma di informarsi sul cellulare in merito alle novità di cui viene a conoscenza tramite la pubblicità televisiva.

I-Want-to-Go Moments: voglio andare

Il nostro potenziale cliente cerca un negozio o un’attività vicina (qui l’intenzione di acquisto è più evidente). Se si riesce a mostrarsi in tali momenti, le probabilità di essere preso in considerazione aumentano notevolmente.

I-Want-to-Buy Moments: voglio acquistare

Per farsi trovare con la giusta proposta bisogna necessariamente esserci.

I-Want-to-Do Moments: voglio fare

L’audience è in continua ricerca di informazioni operative, sempre più spesso vuole imparare, vuole sapere come fare. Non conosciamo la relazione e il collegamento con l’eventuale acquisto e la fase nel funnel in cui si trova il nostro utente ma è sempre più importante comunque esserci.

 

Ok, abbiamo imparato che sfruttare i micro momenti rappresenta un’opportunità da analizzare e considerare: ora come trasformare la teoria in suggerimenti operativi? Contatta i professionisti Nur, azienda Google Partner,  e potrai pianificare con loro la migliore strategia!

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Auguri LinkedIn! Un bilancio dei risultati per i 14 anni del Social Network

Postato il 23 maggio 2017

LinkedIn supera i 500 milioni di utenti in 200 paesi del mondo, un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo raggiunto però nell’arco di ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

Ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perché proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, come il più noto Facebook. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia i contenuti e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme.

L’unico dato su cui lavorare riguarda la continuità di presenza degli utenti: su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% utilizza il social network in modo frequente. Le ultime novità però, al momento per gli USA e in arrivo in Italia, provano smuovere questo dato: ad esempio l’introduzione dei trending topic, va nella direzione di tenere l’utente più attivo sulla piattaforma, e alzare quindi il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

Gli italiani attivi su LinkedIn non sono pochi ad oggi, circa 10 milioni, Milano è la quinta città al mondo più attiva, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Sono poi 9 milioni le aziende iscritte in tutto il mondo; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

Per quanto concerne le 5 figure lavorative più connesse, sono quelle che appartengono alle aree risorse umane, product management, business development, marketing e consulting.

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Come funziona il Remarketing?

Postato il 8 maggio 2017

Il Remarketing, detto anche Retargeting, è una tipologia di pubblicità online che si basa sull’analisi delle precedenti azioni degli utenti su Internet, quando accade che tali azioni non si traducano subito in vendita o in una conversione. Questa forma di marketing consente ad un’azienda di mantenere il proprio brand visibile agli utenti anche dopo che hanno lasciato il tuo sito web.

Per la maggior parte dei siti, solo il 2% del traffico web converte alla prima visita. il Remarketing è uno strumento progettato per aiutare le aziende a raggiungere il restante 98% degli utenti che non hanno effettuato subito l’azione desiderata (acquisto, contatto, iscrizione alla newsletter etc.).

Il Remarketing è una tecnologia possibile grazie ai cookie, che utilizzano un codice anonimo per “seguire” gli utenti in tutto il web. E’ molto efficace perché concentra gli investimenti pubblicitari di un’azienda su persone che hanno già familiarità con il marchio e che hanno dimostrato di recente un interesse.

E’ possibile attivare campagne di Remarketing sulla Rete Display di Google e su Facebook in modo da mostrare gli annunci sul popolare social network a chi ha in precedenza visitato il proprio sito.

Il Remarketing è un potente strumento di branding e ottimizzazione delle conversioni ma dà migliori risultati se fa parte di una strategia digitale più ampia. Funziona meglio in combinazione con il marketing inbound e outbound o di generazione della domanda. Ad esempio, strategie di marketing che coinvolgono contenuti, SEO, AdWords e Social Media Marketing (come annunci pubblicitari su Facebook, Linkedin, etc.) sono l’ideale per acquisire traffico. Il Remarketing può contribuire ad aumentare le conversioni, ma non può guidare la gente al tuo sito. La migliore possibilità di successo sta perciò nell’utilizzare uno o più strumenti per indirizzare il traffico al tuo sito, e il remarketing per ottenere il massimo da quel traffico.

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Too big to fail? Quali campagne Social hanno davvero successo

Postato il 18 aprile 2017

Intercettare il pubblico di riferimento è uno degli aspetti più difficili nella pianificazione di una strategia aziendale sui Social Media. È necessario determinare degli obiettivi chiari, da raggiungere per mezzo di una strategia ben calibrata e creare contenuti di valore da veicolare nel miglior modo possibile. Dopo aver raggiunto il target desiderato, che è il primo step, è necessario fare un ulteriore passo in avanti, quello decisivo per il successo della campagna: raggiungere le persone in modo efficace e mirato per l’azienda.

Secondo una ricerca Nielsen le campagne più piccole possono raggiungere un ottimo Reach, ovvero un buon numero di utenti unici, senza duplicazioni di audience. Il grafico proposta dalla ricerca, infatti, mostra esattamente questo: a campagne più grandi corrispondono percentuali di raggiungimento del pubblico desiderato via via decrescenti.

Il gross rating point (GRP) è un valore che si ottiene moltiplicando la percentuale delle persone raggiunte (copertura), per il numero di volte in cui sono state raggiunte (cioè la frequenza).

Per una campagna di 100 GRP, focalizzata su persone di età compresa tra 25–54 anni, ci si può aspettare di raggiungere circa il 20% del pubblico previsto. Se la campagna passa a 200 GRP, il raggiungimento del target arriva al 34%. In altre parole, al raddoppio della dimensione della campagna, il reach aumenta del 70%. Tuttavia, con un successivo aumento di 100 GRP (da 200 a 300), il reach aumenta solamente del 29%.

Con un GRP pari a 400, l’incremento scende al 16% e, un GRP di 500 porta una crescita del reach solamente del 2%.

Quale può essere quindi una soluzione? La scelta ideale è dunque quella di optare per campagne anche di piccole dimensioni, ma ben mirate e studiate, piuttosto di investire molte risorse in operazioni di grandi dimensioni ma poco specifiche e controllate, che quasi sempre non portano ai risultati sperati.

 

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Apre il Salone del Mobile a Milano: i dati Social della passata edizione

Postato il 4 aprile 2017

Il 56esimo Salone del Mobile è in programma dal 4 al 9 aprile 2017 negli spazi di Rho Fiera a Milano: obiettivo è far conoscere ancora di più agli operatori e ai visitatori internazionali l’eccellenza del design italiano e straniero.

Innovazione, idee, creatività e smart working saranno le parole chiave, per un’edizione che vuole spingere Milano ancor più nel panorama della cultura e dell’economia globale.

Quali sono i dati sull’interesse del Web per l’edizione 2016? L’edizione 2016 del Salone Internazionale del Mobile si è rivelata un enorme successo, non solo grazie alla scelta di radunare un pubblico di esperti professionisti ma anche di interessati e appassionati. E’ stata una edizione segnata dal successo sui Social Media.

Dall’indagine svolta da Blogmeter – che ha monitorato attraverso il proprio tool di Social Listening il buzz online relativo al Salone del Mobile e al Fuorisalone, parallelamente alle performance sui Social Network dei profili ufficiali della manifestazione e dei brand di design coinvolti nell’evento – sono stati complessivamente oltre 113mila i messaggi online per un totale di 51mila autori unici. Un risultato rilevante se si pensa che è stato ottenuto in soli sei giorni di manifestazione. La maggior parte delle citazioni, quasi 49.000 pari al 42% del totale, sono state raccolte su Instagram, rivelatosi il social più apprezzato dagli utenti per condividere immagini e momenti relativi all’esposizione in Fiera e ai numerosi eventi che si sono tenuti con il Fuori Salone. La seconda fonte di maggiore traffico è stata Twitter con circa 39mila messaggi, seguita da Facebook che ha registrato circa 19mila citazioni.

Il Salone del Mobile 2017 e il Fuorisalone di Milano (che raduna eventi di design, moda e cultura organizzati in ogni angolo della città in concomitanza con il Salone in Fiera a Rho) sono eventi imperdibili. Come seguirli anche sui Social per rimanere sempre aggiornati su tutte le iniziative giorno dopo giorno? Entrambe le manifestazioni sono presenti su Facebook, Twitter e Instagram, con profili ufficiali ricchi e interessanti.

Per seguire il profilo Facebook del Salone del Mobile 2017 la pagina è aperta a tutti e si chiama I Saloni Official: su questo canale ufficiale sono pubblicati quotidianamente, anche più volte al giorno, le foto relative la manifestazione che ruota attorno al design.

Per quanto riguarda gli hashtag del Salone del Mobile 2017, quelli ufficiali saranno #SaloneDelMobile – #Euroluce – #Workplace3_0 e #SaloneSatellite, per comunicare le proprie idee e mostrare le immagini riguardanti la grande fiera milanese.

Il design corre sui Social quindi! Vuoi sapere come organizzare al meglio le tue campagne sui Social Media per metterti in luce nel tuo settore e acquisire sempre più potenziali clienti? Contatta i professionisti Nur!

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Campagne di digital marketing: i modelli di attribuzione

Postato il 27 marzo 2017

Gestire attività di digital marketing o anche semplici campagne Facebook Ads o Google AdWords non può prescindere da una valutazione precisa dell’apporto di ogni fonte di traffico alle conversioni e al fatturato della azienda.

La regola per assegnare a una o più fonti di traffico il “merito” di aver generato una vendita o, più in generale, una conversione si definisce modello di attribuzione.

Uno dei modelli di attribuzione classici è quello dell’ultimo clic (o ultima interazione). In questo caso, all’ultima fonte di traffico dalla quale il visitatore accede al sito (prima di effettuare una conversione) è attribuito tutto il merito.

Per fare un esempio: se un visitatore accede al sito X oggi da Facebook, domani da un annuncio AdWords e tra due giorni effettuerà un acquisto passando da una ricerca organica su Google, quest’ultima sarà considerata come la sorgente che ha generato la conversione.

È facile comprendere quindi che, adottando questo modello di attribuzione, tutte le fonti di traffico che si focalizzano sulla parte finale del funnel (vedi immagine sotto) ne risultino avvantaggiate, in quanto si rivolgono a un pubblico che ha potenzialmente una maggiore tendenza a convertire.

Le campagne di awareness invece, mirate ad accrescere la conoscenza e la credibilità di un marchio, più raramente portano a una conversione immediata da parte del visitatore in termini di acquisto, ma possono contribuire a rendere un visitatore un futuro cliente.

Pertanto scegliere di prendere decisioni basate solo sul modello di attribuzione “ultimo clic” è solitamente una scelta piuttosto miope. Questo modello, ad esempio, potrebbe portare a credere che tutte le vendite sul proprio sito siano generate da accessi diretti e quindi tutti i soldi investiti in attività pubblicitarie sono inutili.

Il modello di attribuzione “Ultima interazione” non è ovviamente l’unico. Ultimamente sta prendendo sempre più piede la tendenza verso modelli di attribuzione algoritmici, che si basano sull’analisi automatizzata dei dati raccolti. Questo metodo di valutazione, non utilizza regole di valutazione rigide, ma si adatta in base all’analisi del comportamento degli utenti che convertono e di quelli che non convertono.

I modelli di attribuzione basati su un algoritmo, attribuiscono un valore diverso a ogni clic che genera una visita verso il sito, in base ad esempio:

  • al numero di clic necessari per una conversione;
  • alla pagine visualizzate per ogni clic;
  • alla frequenza di rimbalzo di ogni clic;
  • alle micro conversioni effettuate per ogni clic.

Una recente analisi condotta da AdRoll ed Econsultancy e resa disponibile in un report pubblicato lo scorso mese di agosto, ha analizzato il panorama dell’utilizzo dei vari modelli di attribuzione in UK, Francia e Germania. Ecco alcuni dei dati emersi dal report:

Come si evince dal grafico, i modelli di attribuzione più comuni sono quelli che attribuiscono il merito a una sola sorgente: l’ultima nel caso del Last-click, o la prima nel caso del First-click. Questo non è un dato particolarmente incoraggiante.

Salvo rari casi infatti, ogni volta che attribuisci il 100% del merito di una conversione a una singola sorgente di traffico, probabilmente stai sbagliando qualcosa.

Dalla tabella, che riporta le opinioni dei 145 responsabili aziendali intervistati, risulta chi i modelli di attribuzione algoritmici sono quelli che riscuotono il maggior consenso in termini di efficacia, seguiti da quello post-click.

In questo breve post è impossibile esaurire completamente questo argomento, ma è chiaro quanto la questione dei modelli di attribuzione sia al contempo complessa e fondamentale per analizzare correttamente le proprie attività di digital marketing.

L’impiego di un modello a discapito di un altro può portarti a sprecare il tuo budget sulle sorgenti sbagliate e magari a ridurlo su quelle che invece ti portano nuovi clienti.

Tratto dall’articolo Modelli di attribuzione e campagne di digital marketing di Motoricerca.

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L’azienda in fiera: massimizzare i contatti grazie ai Social e al Web

Postato il 14 marzo 2017

Le fiere di settore e gli eventi dedicati sono un’ottima vetrina per far conoscere la propria azienda e consentono di creare relazioni con altre aziende. Questi momenti sono un’occasione di crescita impareggiabile, poiché forniscono informazioni su cosa vogliono davvero le PMI italiane e sempre nuovi spunti su come orientare le proprie attività.

Durante gli eventi però capita che le aziende rischino di non approfittare della visibilità che gli stessi offrono e di sfruttare in modo troppo superficiale i molti contatti potenziali generati sul luogo.

Come ad esempio si possono utilizzare gli strumenti Web per sfruttare la visibilità offerta dalle fiere e dagli eventi? E’ possibile, anche se ogni azienda e settore ragiona a sé, fare attenzione ad alcune opportunità offerte dal digital. Ecco alcuni consigli per far sì che la fiera rappresenti un’esperienza davvero utile:

  • Creazione di un evento dedicato su Facebook e pubblicazione sui canali social aziendali post relativi alla presenza in fiera, per farsi trovare dalle aziende già clienti e catalizzare l’attenzione;
  • Scelta di un hashtag mirato su Twitter o Instagram collegato a quello ufficiale dell’evento, per legare l’immagine aziendale alla notorietà della fiera;
  • Aggiornamento della sezione sulle fiere all’interno del sito (se non presente crearne una che verrà di volta in volta aggiornata) o del blog aziendale con un articolo;
  • Durante i giorni della fiera raccolta dei dati di potenziali clienti, compreso l’indirizzo email (senza dimenticare la delibera all’invio di mail commerciali). La mail rappresenta una porta d’accesso fondamentale per trasformare un potenziale lead in un buon cliente. Per fare ciò meglio realizzare brochure che riportino uno sconto in cambio della compilazione di un brevissimo questionario, con un campo in cui si deve indicare l’indirizzo email.

Cosa fare poi nella fase successiva all’evento? Quando la fiera è terminata in realtà inizia il momento più proficuo per l’azienda. Una mossa azzeccata è effettuare profilazioni con i dati ottenuti ed eseguire un profittevole follow-up post evento. In questa fase una profilazione dei potenziali clienti a seconda dei propri gusti, età, genere, sesso o ad altre caratteristiche consentirà di inserire le anagrafiche che abbiamo ottenuto e profilato all’interno del nostro software CRM o in quello per l’invio di newsletter.

Periodicamente poi andremo ad inviare le tradizionali mail con le newsletter aziendali e promozioni ad una base di clienti già profilata e quindi ottima per acquistare i nostri prodotti/servizi tutto questo con un costo bassissimo (visto che già la partecipazione alla fiera implica un grosso investimento) e con un ritorno dell’investimento considerevole.

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Web Personalization: come sfruttare le micro personalizzazioni negli E-commerce

Postato il 21 febbraio 2017

Si parla molto poco della Web Personalization. Che cosa si intende con questa espressione?

Da qualche anno si sono sempre più diffusi siti e portali Web capaci di adattare automaticamente i propri contenuti (informazioni, beni o servizi) alle esigenze e preferenze personali dei singoli navigatori.

Questo modo di personalizzare i contenuti è possibile grazie alla costruzione di profili individuali in base alle caratteristiche degli utenti, che permette quindi di filtrare le informazioni e di raccomandare servizi e prodotti in base alla loro effettiva attinenza con gli interessi dello specifico utente. L’accesso ad un sito Web e l’utilizzo delle risorse che questo mette a disposizione diventa così un’esperienza del tutto personalizzata.

Con i software di marketing automation è possibile personalizzare il proprio E-commerce in maniera dinamica, ovvero a seconda del comportamento di navigazione degli utenti.

Un esempio:

  1. il software riconosce per l’utente una categoria preferita (es. microonde)
  2. quando l’utente torna sul sito vedrà come banner principale una offerta sui forni a microonde (altri vedranno offerte su aspirapolveri, lavastoviglie ecc. a seconda delle preferenze).

La personalizzazione di un sito non si ferma agli aspetti più evidenti, come slide, banner e popup. Sotto sotto, meno visibili, si celano tutta una serie di modifiche dinamiche in tempo reale che hanno la funzione di “adattare” la comunicazione alle diverse situazioni in cui si trova l’utente. Eccone alcune.

  1. SUGGERIRE LA REGISTRAZIONE

Un problema comune a molti e-commerce sta nel non voler/poter comunicare il prezzo scontato del prodotto a tutti, preferendo comunicare sconti più vantaggiosi solo ai propri iscritti.

D’altra parte, una banneristica martellante che invita a registrarsi, può essere fastidiosa specie agli utenti che hanno già un account sul sito.

Una soluzione possibile può essere quella di far comparire, vicino al prezzo del prodotto, una scritta che invita l’utente a registrarsi per scoprire i prezzi vantaggiosi, il tutto linkato alla scheda di registrazione.

La scritta ad esempio “Registrati per ottenere un Extra-sconto immediato” compare solo se il software di marketing automation non riconosce una mail (e dunque una registrazione) all’utente.

Se nello stesso momento un utente registrato sta visualizzando la pagina, non vedrà alcuna scritta.

  1. MOSTRARE LA SPEDIZIONE GRATUITA SOLO QUANDO C’È VERAMENTE

In generale nelle schede prodotto andrebbe sempre specificato, come fattore di rassicurazione, l’importo minimo a cui viene applicata la spedizione gratuita. Ma per quei prodotti che raggiungono già la cifra della spedizione gratuita, è possibile evidenziare meglio l’opportunità.

Non con un generico “spedizione gratuita sopra a…”, ma con un più efficace “Spedizione gratuita per questo prodotto!”.

  1. SONO IN TEMPO PER FARE UN REGALO?

Con l’avvicinarsi di particolari periodi festivi, Natale soprattutto, il dubbio principale degli utenti che si affrettano a fare shopping online è uno solo: il pacco arriverà in tempo??

Per non lasciare l’utente solo nei suoi calcoli è possibile inserire una piccola scritta nelle schede prodotto, rassicurando l’utente sul fatto che riceverà certamente la consegna, ad esempio, entro Natale.

  1. CREARE URGENZA COMUNICANDO IL LIVELLO DI STOCK

Quando un determinato prodotto è presente in un numero limitato di pezzi, farlo sapere al cliente genera molto spesso un effetto di urgenza, che lo spinge ad affrettare il proprio acquisto per non trovarsi il giorno dopo a mani vuote.

Nella descrizione breve del prodotto, subito sopra il pulsante “Aggiungi al carrello”, puoi mostrare una scritta che lo avvisa del numero di pezzi rimanenti.

La scritta comparirà quando il prodotto è presente in quantitativo minore di un numero stabilito (ad esempio meno di 5 pezzi).

Azioni del genere possono portare ad un notevole incremento delle aggiunte al carrello! 

Una volta personalizzato il sito nelle sue macro-componenti (banner in homepage, popup, prodotti raccomandati) arriva il momento di “lavorare di fino”, su piccole ma significative variazioni studiate per abbattere ostacoli apparentemente piccoli.

Piccole modifiche possono apportare grandi benefici se applicate su larga scala e in maniera intelligente.

 

Per personalizzare il tuo E-commerce e rendere più incisivo il tuo marketing sulla base delle specifiche necessità degli utenti, contatta i professionisti Nur!

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Il Personal Branding in 10 mosse: strategie per farsi conoscere e apprezzare online

Postato il 7 febbraio 2017

Forse il termine “personal branding” vi dice poco ma in realtà lo sperimentiamo ogni giorno. Cosa pensano di noi le persone con cui lavoriamo o facciamo affari? Quale immagine lanciamo al mondo esterno? Siamo sicuri di sapere cosa dicono gli altri di noi quando usciamo da una stanza? La strategia di chi sa rispondere in modo positivo a queste domande si chiama, appunto, personal branding: consente di controllare come ci presentiamo ai nostri interlocutori, di promuovere al meglio la nostra professionalità e dimostrare le nostre qualità.

Un assunto è fondamentale: il personal branding non riguarda la visione che abbiamo della nostra azienda in base ai prodotti che può vendere, ma la capacità di individuare ciò che la rende decisamente diversa dalle altre.

Oggi che la comunicazione è decisamente più veloce, economica e che soprattutto passa attraverso il Web e i social media, come è possibile sfruttare questi canali al meglio? Riccardo Scandellari, autore di Promuovi te stesso. Crea il tuo personal branding con una comunicazione mirata e vincente (Dario Flaccovio Editore) ci suggerisce 10 strategie.

  1. Impara bene il linguaggio del mondo digitale

Prima di avviare un blog, dedicarsi a una campagna Social, inaugurare una pagina Facebook oppure pubblicare post su LinkedIn, è bene informarsi sul funzionamento tecnico di ogni piattaforma. Lanciarsi in un nuovo progetto senza averne la conoscenza approfondita può darci solo ritorni approssimativi o, peggio ancora, fallimentari.

  1. Individua il giusto stile

Le parole scelte, i ritmi e le pause, la scioltezza con cui si comunica sono fattori base di comprensibilità: attraggono quando sono bene scelti, respingono in caso contrario. «Testi chiari e sintetici: il pubblico digitale cerca la velocità e le informazioni necessarie. Stesso discorso per i video. Ogni secondo che passa ci si gioca una fetta di pubblico: se il video è noioso, gli spettatori lo abbandonano. Saper intrattenere è fondamentale».

  1. Cerca notizie come un reporter

«I contenuti devono essere freschi e, se possibile, originali. Un professionista si misura per quantità e qualità di materiale pubblicato, meglio se differenziato a seconda del canale in cui è presentato». Ovvero, la forma non basta se non si ha nulla da dire: i temi proposti sono il primo gradino per conquistare l’attenzione. I giornali e le riviste infatti sono maestri nell’individuare ciò che il pubblico richiede.

  1. Racconta te stesso

Il guru del marketing Seth Godin dice: «Quando inizi a raccontare te stesso, le cose che sei in grado di fare e come lavori, le persone ti ascolteranno. Considera però che alla fine ti giudicheranno sulla base di ciò che fai. Quando il divario tra ciò che dici e ciò che fai diventa ampio, la gente smette di ascoltarti seriamente». Essere riconoscibili uguale dare informazioni su di sé. E poi, fare ciò che si ha raccontato.

  1. Essere spontanei. Sì, ma non troppo

Per essere quanto più possibile fedeli a se stessi, essere costruiti o stare troppo sopra le righe può rivelarsi un boomerang. Più saggio cercare la giusta compostezza in ogni occasione. «Meglio controllarsi, seppur col rischio di apparire calcolati. Curare la propria immagine richiede un lavoro di limatura sugli aspetti più spigolosi e pungenti, senza per questo cambiare forma».

  1. Dedicati con attenzione alla tua reputazione

Anche le persone più famose perdono smalto quando commettono un passo falso: un gestaccio in pubblico, un commento pesante, una valutazione errata si rivelano immediatamente come una macchia su un foglio. Il rischio di apparire anche solo momentaneamente diversi da come si è che poi si rimane tali nell’opinione altrui. «È necessario essere, oltre che apparire, onesti e coerenti: sul Web lasciamo tracce indelebili».

  1. Non fermarti davanti alle difficoltà

Iniziare è sempre il passo più difficile, perché richiede l’apprendimento di nuove abilità e il cambiamento di vecchie abitudini. Costruire il proprio personal branding porterà a errori d’avvio, delusioni iniziali e forse anche discussioni. «Oggi hai la possibilità di comunicare a un pubblico, sarà tuo compito farlo bene e intercettare l’opportunità che può darti una svolta». Rinunciare a compiere qualcosa per il timore di sbagliare non è mai una soluzione, a maggior ragione quando è in gioco il miglioramento professionale.

  1. La simpatia è sempre un’arma vincente

Nel Web i commenti offensivi, le parole minacciose, le opinioni bellicose suscitano sempre negli utenti attrazioni a breve termine: a nessuno piace essere in guerra per sempre. Al contrario, scegliere l’empatia e la comprensione significa lasciare un’impronta indelebile: basti pensare che i tweet ispirati alla pace e all’indulgenza del Dalai Lama contano su oltre 12 milioni di follower e sono condivisi decine di migliaia di volte. «Essere positivi e rivolgersi ai propri contatti con naturalezza e benevolenza è la vera arma vincente del personal branding».

  1. Sii presente per chi ti segue

Puoi condividere i contenuti di altri, purché siano coerenti e adatti al target che vuoi raggiungere. Devi sempre rispondere a tutti quelli che ti fanno domande, usando i dovuti modi e facendo capire quanto loro siano importanti per te.

  1. Cerca di ispirare fiducia

Ogni rapporto significativo si basa sulla fiducia. È la componente più difficile da costruire e la più facile da perdere. «La mancanza di questo prezioso elemento si traduce in minore attenzione da parte di chi ti segue, minori aspettative nei tuoi confronti, scetticismo e minori opportunità».

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