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Campagne di digital marketing: i modelli di attribuzione

Postato il 27 marzo 2017

Gestire attività di digital marketing o anche semplici campagne Facebook Ads o Google AdWords non può prescindere da una valutazione precisa dell’apporto di ogni fonte di traffico alle conversioni e al fatturato della azienda.

La regola per assegnare a una o più fonti di traffico il “merito” di aver generato una vendita o, più in generale, una conversione si definisce modello di attribuzione.

Uno dei modelli di attribuzione classici è quello dell’ultimo clic (o ultima interazione). In questo caso, all’ultima fonte di traffico dalla quale il visitatore accede al sito (prima di effettuare una conversione) è attribuito tutto il merito.

Per fare un esempio: se un visitatore accede al sito X oggi da Facebook, domani da un annuncio AdWords e tra due giorni effettuerà un acquisto passando da una ricerca organica su Google, quest’ultima sarà considerata come la sorgente che ha generato la conversione.

È facile comprendere quindi che, adottando questo modello di attribuzione, tutte le fonti di traffico che si focalizzano sulla parte finale del funnel (vedi immagine sotto) ne risultino avvantaggiate, in quanto si rivolgono a un pubblico che ha potenzialmente una maggiore tendenza a convertire.

Le campagne di awareness invece, mirate ad accrescere la conoscenza e la credibilità di un marchio, più raramente portano a una conversione immediata da parte del visitatore in termini di acquisto, ma possono contribuire a rendere un visitatore un futuro cliente.

Pertanto scegliere di prendere decisioni basate solo sul modello di attribuzione “ultimo clic” è solitamente una scelta piuttosto miope. Questo modello, ad esempio, potrebbe portare a credere che tutte le vendite sul proprio sito siano generate da accessi diretti e quindi tutti i soldi investiti in attività pubblicitarie sono inutili.

Il modello di attribuzione “Ultima interazione” non è ovviamente l’unico. Ultimamente sta prendendo sempre più piede la tendenza verso modelli di attribuzione algoritmici, che si basano sull’analisi automatizzata dei dati raccolti. Questo metodo di valutazione, non utilizza regole di valutazione rigide, ma si adatta in base all’analisi del comportamento degli utenti che convertono e di quelli che non convertono.

I modelli di attribuzione basati su un algoritmo, attribuiscono un valore diverso a ogni clic che genera una visita verso il sito, in base ad esempio:

  • al numero di clic necessari per una conversione;
  • alla pagine visualizzate per ogni clic;
  • alla frequenza di rimbalzo di ogni clic;
  • alle micro conversioni effettuate per ogni clic.

Una recente analisi condotta da AdRoll ed Econsultancy e resa disponibile in un report pubblicato lo scorso mese di agosto, ha analizzato il panorama dell’utilizzo dei vari modelli di attribuzione in UK, Francia e Germania. Ecco alcuni dei dati emersi dal report:

Come si evince dal grafico, i modelli di attribuzione più comuni sono quelli che attribuiscono il merito a una sola sorgente: l’ultima nel caso del Last-click, o la prima nel caso del First-click. Questo non è un dato particolarmente incoraggiante.

Salvo rari casi infatti, ogni volta che attribuisci il 100% del merito di una conversione a una singola sorgente di traffico, probabilmente stai sbagliando qualcosa.

Dalla tabella, che riporta le opinioni dei 145 responsabili aziendali intervistati, risulta chi i modelli di attribuzione algoritmici sono quelli che riscuotono il maggior consenso in termini di efficacia, seguiti da quello post-click.

In questo breve post è impossibile esaurire completamente questo argomento, ma è chiaro quanto la questione dei modelli di attribuzione sia al contempo complessa e fondamentale per analizzare correttamente le proprie attività di digital marketing.

L’impiego di un modello a discapito di un altro può portarti a sprecare il tuo budget sulle sorgenti sbagliate e magari a ridurlo su quelle che invece ti portano nuovi clienti.

Tratto dall’articolo Modelli di attribuzione e campagne di digital marketing di Motoricerca.

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L’azienda in fiera: massimizzare i contatti grazie ai Social e al Web

Postato il 14 marzo 2017

Le fiere di settore e gli eventi dedicati sono un’ottima vetrina per far conoscere la propria azienda e consentono di creare relazioni con altre aziende. Questi momenti sono un’occasione di crescita impareggiabile, poiché forniscono informazioni su cosa vogliono davvero le PMI italiane e sempre nuovi spunti su come orientare le proprie attività.

Durante gli eventi però capita che le aziende rischino di non approfittare della visibilità che gli stessi offrono e di sfruttare in modo troppo superficiale i molti contatti potenziali generati sul luogo.

Come ad esempio si possono utilizzare gli strumenti Web per sfruttare la visibilità offerta dalle fiere e dagli eventi? E’ possibile, anche se ogni azienda e settore ragiona a sé, fare attenzione ad alcune opportunità offerte dal digital. Ecco alcuni consigli per far sì che la fiera rappresenti un’esperienza davvero utile:

  • Creazione di un evento dedicato su Facebook e pubblicazione sui canali social aziendali post relativi alla presenza in fiera, per farsi trovare dalle aziende già clienti e catalizzare l’attenzione;
  • Scelta di un hashtag mirato su Twitter o Instagram collegato a quello ufficiale dell’evento, per legare l’immagine aziendale alla notorietà della fiera;
  • Aggiornamento della sezione sulle fiere all’interno del sito (se non presente crearne una che verrà di volta in volta aggiornata) o del blog aziendale con un articolo;
  • Durante i giorni della fiera raccolta dei dati di potenziali clienti, compreso l’indirizzo email (senza dimenticare la delibera all’invio di mail commerciali). La mail rappresenta una porta d’accesso fondamentale per trasformare un potenziale lead in un buon cliente. Per fare ciò meglio realizzare brochure che riportino uno sconto in cambio della compilazione di un brevissimo questionario, con un campo in cui si deve indicare l’indirizzo email.

Cosa fare poi nella fase successiva all’evento? Quando la fiera è terminata in realtà inizia il momento più proficuo per l’azienda. Una mossa azzeccata è effettuare profilazioni con i dati ottenuti ed eseguire un profittevole follow-up post evento. In questa fase una profilazione dei potenziali clienti a seconda dei propri gusti, età, genere, sesso o ad altre caratteristiche consentirà di inserire le anagrafiche che abbiamo ottenuto e profilato all’interno del nostro software CRM o in quello per l’invio di newsletter.

Periodicamente poi andremo ad inviare le tradizionali mail con le newsletter aziendali e promozioni ad una base di clienti già profilata e quindi ottima per acquistare i nostri prodotti/servizi tutto questo con un costo bassissimo (visto che già la partecipazione alla fiera implica un grosso investimento) e con un ritorno dell’investimento considerevole.

Sei interessato a massimizzare i contatti di fiere ed eventi per la tua azienda tramite i Social e il Web? Contatta Nur e con il giusto piano strategico la tua azienda acquisirà sempre più visibilità!

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Web Personalization: come sfruttare le micro personalizzazioni negli E-commerce

Postato il 21 febbraio 2017

Si parla molto poco della Web Personalization. Che cosa si intende con questa espressione?

Da qualche anno si sono sempre più diffusi siti e portali Web capaci di adattare automaticamente i propri contenuti (informazioni, beni o servizi) alle esigenze e preferenze personali dei singoli navigatori.

Questo modo di personalizzare i contenuti è possibile grazie alla costruzione di profili individuali in base alle caratteristiche degli utenti, che permette quindi di filtrare le informazioni e di raccomandare servizi e prodotti in base alla loro effettiva attinenza con gli interessi dello specifico utente. L’accesso ad un sito Web e l’utilizzo delle risorse che questo mette a disposizione diventa così un’esperienza del tutto personalizzata.

Con i software di marketing automation è possibile personalizzare il proprio E-commerce in maniera dinamica, ovvero a seconda del comportamento di navigazione degli utenti.

Un esempio:

  1. il software riconosce per l’utente una categoria preferita (es. microonde)
  2. quando l’utente torna sul sito vedrà come banner principale una offerta sui forni a microonde (altri vedranno offerte su aspirapolveri, lavastoviglie ecc. a seconda delle preferenze).

La personalizzazione di un sito non si ferma agli aspetti più evidenti, come slide, banner e popup. Sotto sotto, meno visibili, si celano tutta una serie di modifiche dinamiche in tempo reale che hanno la funzione di “adattare” la comunicazione alle diverse situazioni in cui si trova l’utente. Eccone alcune.

  1. SUGGERIRE LA REGISTRAZIONE

Un problema comune a molti e-commerce sta nel non voler/poter comunicare il prezzo scontato del prodotto a tutti, preferendo comunicare sconti più vantaggiosi solo ai propri iscritti.

D’altra parte, una banneristica martellante che invita a registrarsi, può essere fastidiosa specie agli utenti che hanno già un account sul sito.

Una soluzione possibile può essere quella di far comparire, vicino al prezzo del prodotto, una scritta che invita l’utente a registrarsi per scoprire i prezzi vantaggiosi, il tutto linkato alla scheda di registrazione.

La scritta ad esempio “Registrati per ottenere un Extra-sconto immediato” compare solo se il software di marketing automation non riconosce una mail (e dunque una registrazione) all’utente.

Se nello stesso momento un utente registrato sta visualizzando la pagina, non vedrà alcuna scritta.

  1. MOSTRARE LA SPEDIZIONE GRATUITA SOLO QUANDO C’È VERAMENTE

In generale nelle schede prodotto andrebbe sempre specificato, come fattore di rassicurazione, l’importo minimo a cui viene applicata la spedizione gratuita. Ma per quei prodotti che raggiungono già la cifra della spedizione gratuita, è possibile evidenziare meglio l’opportunità.

Non con un generico “spedizione gratuita sopra a…”, ma con un più efficace “Spedizione gratuita per questo prodotto!”.

  1. SONO IN TEMPO PER FARE UN REGALO?

Con l’avvicinarsi di particolari periodi festivi, Natale soprattutto, il dubbio principale degli utenti che si affrettano a fare shopping online è uno solo: il pacco arriverà in tempo??

Per non lasciare l’utente solo nei suoi calcoli è possibile inserire una piccola scritta nelle schede prodotto, rassicurando l’utente sul fatto che riceverà certamente la consegna, ad esempio, entro Natale.

  1. CREARE URGENZA COMUNICANDO IL LIVELLO DI STOCK

Quando un determinato prodotto è presente in un numero limitato di pezzi, farlo sapere al cliente genera molto spesso un effetto di urgenza, che lo spinge ad affrettare il proprio acquisto per non trovarsi il giorno dopo a mani vuote.

Nella descrizione breve del prodotto, subito sopra il pulsante “Aggiungi al carrello”, puoi mostrare una scritta che lo avvisa del numero di pezzi rimanenti.

La scritta comparirà quando il prodotto è presente in quantitativo minore di un numero stabilito (ad esempio meno di 5 pezzi).

Azioni del genere possono portare ad un notevole incremento delle aggiunte al carrello! 

Una volta personalizzato il sito nelle sue macro-componenti (banner in homepage, popup, prodotti raccomandati) arriva il momento di “lavorare di fino”, su piccole ma significative variazioni studiate per abbattere ostacoli apparentemente piccoli.

Piccole modifiche possono apportare grandi benefici se applicate su larga scala e in maniera intelligente.

 

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Il Personal Branding in 10 mosse: strategie per farsi conoscere e apprezzare online

Postato il 7 febbraio 2017

Forse il termine “personal branding” vi dice poco ma in realtà lo sperimentiamo ogni giorno. Cosa pensano di noi le persone con cui lavoriamo o facciamo affari? Quale immagine lanciamo al mondo esterno? Siamo sicuri di sapere cosa dicono gli altri di noi quando usciamo da una stanza? La strategia di chi sa rispondere in modo positivo a queste domande si chiama, appunto, personal branding: consente di controllare come ci presentiamo ai nostri interlocutori, di promuovere al meglio la nostra professionalità e dimostrare le nostre qualità.

Un assunto è fondamentale: il personal branding non riguarda la visione che abbiamo della nostra azienda in base ai prodotti che può vendere, ma la capacità di individuare ciò che la rende decisamente diversa dalle altre.

Oggi che la comunicazione è decisamente più veloce, economica e che soprattutto passa attraverso il Web e i social media, come è possibile sfruttare questi canali al meglio? Riccardo Scandellari, autore di Promuovi te stesso. Crea il tuo personal branding con una comunicazione mirata e vincente (Dario Flaccovio Editore) ci suggerisce 10 strategie.

  1. Impara bene il linguaggio del mondo digitale

Prima di avviare un blog, dedicarsi a una campagna Social, inaugurare una pagina Facebook oppure pubblicare post su LinkedIn, è bene informarsi sul funzionamento tecnico di ogni piattaforma. Lanciarsi in un nuovo progetto senza averne la conoscenza approfondita può darci solo ritorni approssimativi o, peggio ancora, fallimentari.

  1. Individua il giusto stile

Le parole scelte, i ritmi e le pause, la scioltezza con cui si comunica sono fattori base di comprensibilità: attraggono quando sono bene scelti, respingono in caso contrario. «Testi chiari e sintetici: il pubblico digitale cerca la velocità e le informazioni necessarie. Stesso discorso per i video. Ogni secondo che passa ci si gioca una fetta di pubblico: se il video è noioso, gli spettatori lo abbandonano. Saper intrattenere è fondamentale».

  1. Cerca notizie come un reporter

«I contenuti devono essere freschi e, se possibile, originali. Un professionista si misura per quantità e qualità di materiale pubblicato, meglio se differenziato a seconda del canale in cui è presentato». Ovvero, la forma non basta se non si ha nulla da dire: i temi proposti sono il primo gradino per conquistare l’attenzione. I giornali e le riviste infatti sono maestri nell’individuare ciò che il pubblico richiede.

  1. Racconta te stesso

Il guru del marketing Seth Godin dice: «Quando inizi a raccontare te stesso, le cose che sei in grado di fare e come lavori, le persone ti ascolteranno. Considera però che alla fine ti giudicheranno sulla base di ciò che fai. Quando il divario tra ciò che dici e ciò che fai diventa ampio, la gente smette di ascoltarti seriamente». Essere riconoscibili uguale dare informazioni su di sé. E poi, fare ciò che si ha raccontato.

  1. Essere spontanei. Sì, ma non troppo

Per essere quanto più possibile fedeli a se stessi, essere costruiti o stare troppo sopra le righe può rivelarsi un boomerang. Più saggio cercare la giusta compostezza in ogni occasione. «Meglio controllarsi, seppur col rischio di apparire calcolati. Curare la propria immagine richiede un lavoro di limatura sugli aspetti più spigolosi e pungenti, senza per questo cambiare forma».

  1. Dedicati con attenzione alla tua reputazione

Anche le persone più famose perdono smalto quando commettono un passo falso: un gestaccio in pubblico, un commento pesante, una valutazione errata si rivelano immediatamente come una macchia su un foglio. Il rischio di apparire anche solo momentaneamente diversi da come si è che poi si rimane tali nell’opinione altrui. «È necessario essere, oltre che apparire, onesti e coerenti: sul Web lasciamo tracce indelebili».

  1. Non fermarti davanti alle difficoltà

Iniziare è sempre il passo più difficile, perché richiede l’apprendimento di nuove abilità e il cambiamento di vecchie abitudini. Costruire il proprio personal branding porterà a errori d’avvio, delusioni iniziali e forse anche discussioni. «Oggi hai la possibilità di comunicare a un pubblico, sarà tuo compito farlo bene e intercettare l’opportunità che può darti una svolta». Rinunciare a compiere qualcosa per il timore di sbagliare non è mai una soluzione, a maggior ragione quando è in gioco il miglioramento professionale.

  1. La simpatia è sempre un’arma vincente

Nel Web i commenti offensivi, le parole minacciose, le opinioni bellicose suscitano sempre negli utenti attrazioni a breve termine: a nessuno piace essere in guerra per sempre. Al contrario, scegliere l’empatia e la comprensione significa lasciare un’impronta indelebile: basti pensare che i tweet ispirati alla pace e all’indulgenza del Dalai Lama contano su oltre 12 milioni di follower e sono condivisi decine di migliaia di volte. «Essere positivi e rivolgersi ai propri contatti con naturalezza e benevolenza è la vera arma vincente del personal branding».

  1. Sii presente per chi ti segue

Puoi condividere i contenuti di altri, purché siano coerenti e adatti al target che vuoi raggiungere. Devi sempre rispondere a tutti quelli che ti fanno domande, usando i dovuti modi e facendo capire quanto loro siano importanti per te.

  1. Cerca di ispirare fiducia

Ogni rapporto significativo si basa sulla fiducia. È la componente più difficile da costruire e la più facile da perdere. «La mancanza di questo prezioso elemento si traduce in minore attenzione da parte di chi ti segue, minori aspettative nei tuoi confronti, scetticismo e minori opportunità».

Vuoi promuovere la tua azienda sul Web? Contatta i professionisti di Nur. Grazie a uno studio approfondito potrai creare un progetto completo di Internet Marketing e contribuire al personal branding della tua azienda!

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Il Lifecycle Marketing: il ciclo di vita online per attrarre, conquistare, vendere e fidelizzare.

Postato il 25 gennaio 2017

Nello studio che sta alla base della progettazione di una strategia efficace si perde spesso di vista il punto di partenza fondamentale: l’utente deve sempre essere al centro della strategia.

Nel suo percorso di acquisto (customer journey) una persona viene a contatto con l’azienda attraverso diversi canali: i risultati dei Motori di Ricerca, il marketing tradizionale, le notizie, le recensioni, i negozi. È fondamentale che l’utente possa essere raggiunto con il giusto messaggio in ogni momento del suo percorso, dalla fase di scoperta a quella di fidelizzazione, coinvolgendolo in modo continuo ma senza correre il rischio di essere invadenti o inopportuni.

Il motivo è molto semplice: coinvolgere chi ha già acquistato un prodotto o servizio significa non solo invogliarlo a valutare positivamente l’esperienza avuta ma anche fidelizzarlo, facendo in modo che compri ancora. E si sa, fidelizzare un cliente è molto meno dispendioso (ma più efficace) che farne uno nuovo! Il CRM (Customer Relationship Management) nasce proprio con questo obiettivo: curare le relazioni con i clienti.

Oggi il customer journey è molto cambiato grazie alle nuove tecnologie e al mobile. La relazione con l’utente, infatti, inizia già dal primo contatto con il prodotto o servizio, nella fase di ricerca di informazioni. Questo ha portato alla nascita della Marketing Automation, quella serie di azioni studiate per coinvolgere gli utenti attraverso diversi strumenti come: l’email marketing, i social media, la personalizzazione delle comunicazioni e delle campagne di advertising online.

Questo nuovo focus su utenti e clienti nelle varie fasi del loro customer journey ha dato vita a un nuovo concetto nel vocabolario del marketing: Customer lifecycle marketing o Lifecycle Marketing.

Il termine “Lifecycle Marketing” è stato coniato da Infusionsoft, un provider di sofware CRM. Il modello prevede tre fasi per la definizione di un piano di marketing efficace:

  1. Attrarre gli utenti
  2. Vendere
  3. Stupire (e fidelizzare)

Come si nota dalle tre fasi la semplice del cliente come colui che acquista viene messa in secondo piano: un individuo che acquista tramite E-Commerce ha un valore che va nutrito e sviluppato nel tempo, tutt’altro che un semplice “compratore”. E questo valore va mantenuto e accresciuto sfruttando tutti i canali, in modo proficuo ed efficace.

Come si nota dall’immagine sotto, di SmartInsight, analizzare il customer journey obbliga a considerare molti punti di contatto tra gli utenti e i prodotti o servizi. Una volta individuati tutti questi punti di incontro è importante monitorare con costanza i risultati delle proprie campagne. Costruendo una personale customer journey map sarà possibile migliorare le performance della strategia o scegliere di adottare nuove modalità di contatto.

In questa tabella viene mostrato come possono essere utilizzati alcuni canali nelle varie fasi del customer journey.

Personalizzare: la chiave di una strategia di successo

È assolutamente fondamentale che le comunicazioni siano sempre personalizzate (quando possibile) e rivolte a un’identità precisa. Personalizzare il messaggio è sempre una strategia vincente.

Inoltre, il consiglio per aumentare ulteriormente l’efficacia dei messaggi è utilizzare strategie di marketing diverse a seconda che si interfacci con utenti che hanno già fatto un acquisto o con clienti fidelizzati (quindi dopo aver individuato in che punto del loro lifecycle si trovino gli utenti presi in considerazione). Se i messaggi arrivano nel momento giusto, con le parole giuste e mirando alla fase di riferimento le probabilità che quell’utente arrivi all’obiettivo che ci si è prefissati sono decisamente maggiori.

Il Lifecycle Marketing si basa quindi anche sulla diversificazione dei canali con cui approcciarsi alla clientela. Nell’immagine sotto si possono notare i canali da integrare per ottenere il massimo da una strategia di digital marketing. Come si può notare diversi strumenti e canali sono già molto noti e utilizzati, come i Social Media o le attività in ottica SEO. Altri, invece, sono strumenti meno conosciuti e poco utilizzati come il remarketing o l’influencer marketing, opportunità che però non vanno assolutamente sottovalutate.

Il ruolo delle Email nel Lifecycle Marketing

Anche se il Customer Lifecycle Marketing si adatta a tutte le aree del marketing, uno degli strumenti che più possono rendere all’interno di una strategia di successo è certamente l’utilizzo dell’email marketing. L’email marketing ha un elevato potenziale, in quanto consente di contattare direttamente gli utenti con messaggi personalizzati e mirati, in momenti prestabiliti.

Una strategia di email marketing riesce a combinare tutti i dati di un iscritto per inviare delle mail interessanti e utili per il tuo contatto.

Una volta impostata la migliore strategia non resta che monitorare i risultati dei messaggi e analizzare il customer journey degli utenti. Grazie alla personalizzazione e a un controllo puntuale e continuo dei risultati il percorso d’acquisto (e le tecniche per la fidelizzazione) non avranno più segreti!

Per il tuo progetto di Marketing affidati a Nur: grazie all’esperienza dei professionisti e agli strumenti giusti sarà possibile creare un progetto personalizzato e migliorare visibilità e risultati della tua azienda!

 

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I dati del Politecnico di Milano: “L’e-commerce italiano è raddoppiato in 5 anni”

Postato il 12 gennaio 2017

In Italia gli acquisti da e-commerce raddoppiano in soli 5 anni: questo il risultato di una recente indagine condotta dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano, che spiega come gli acquisti online degli italiani siano passati da 9,3 miliardi di euro nel 2011 ad addirittura 19,3 miliardi di euro nel 2016.

Notevole l’incremento già rispetto al 2015, quando le transazioni da Web erano inferiori di 17 punti percentuali (circa 2,7 miliardi di euro). Oggi l’ambito e-commerce raggiunge il 5% dei consumi retail complessivi: si diffonde una nuova mentalità più propensa agli acquisti da PC e mobile.

I settori che maggiormente trainano l’economia dell’e-commerce risultano essere:

  • il turismo, con l’acquisto di biglietti per i trasporti e di prenotazioni degli alloggi;
  • l’abbigliamento, con gli acquisti high fashion e con una notevole crescita di abbigliamento sportivo e mass market;
  • l’informatica e l’elettronica, con l’acquisto di smartphone, TV, elettrodomestici bianchi e accessori;
  • l’editoria, con l’acquisto di libri e (nel 2016) di testi scolastici.

Per quanto concerne i guadagni generati emergono dati interessanti:

  • nella sfera dei servizi dominano il turismo (8.525 milioni di euro – 44% del mercato eCommerce B2c italiano) e le assicurazioni (1.294 milioni di euro – 7% del mercato);
  • mentre nella sfera dei prodotti prevalgono informatica ed elettronica (2.789 milioni di euro – 14% del mercato), l’abbigliamento (1.835 milioni di euro – 9% del mercato);
  • l’editoria (691 milioni di euro – 4% del mercato) e il Food&Grocery (531 milioni di euro – 3 % del mercato).

Se la situazione prosegue con i ritmi attuali, per il Direttore degli Osservatori l’e-commerce B2c varrà nei prossimi 3 anni addirittura il 10% di tutti gli acquisti retail. Un traguardo importante che sarà raggiunto principalmente grazie al contributo di settori come il Food&Grocery, l’arredamento e l’home design.

Stando a quanto percepito dall’indagine del Politecnico di Milano inoltre i dispositivi mobile tendono a spingere con sempre maggiore forza gli acquisti online: sensazione confermata dal fatto che questi stessi acquisti da smartphone e da tablet valgono nel 2016 il 24% di tutti gli acquisti effettuati da e-commerce.

Chi compra tramite mobile è interessato al turismo (10% del valore complessivo), ad arredamento e home living (23%), editoria (23%), informatica (20%), abbigliamento (19%) e Food&Grocery (9%).

In Italia, questo crescente interesse nei confronti dell’e-commerce sta cominciando decisamente a spingere le aziende verso soluzioni multicanale, che consentano alla clientela di intraprendere e concludere esperienze di acquisto sul web, evitando l’impegno di un passaggio per i negozi fisici.

A testimonianza di ciò, basta infatti pensare a quante imprese hanno deciso di dedicarsi nel 2015 a un progetto e-commerce da associare all’attività offline. In tal caso le società più propense a questo genere di attività sono sicuramente quelle operanti nell’abbigliamento e accessori, nel fai da te, nell’informatica ed elettronica, nel Food&Grocery e nell’arredamento e home design.

Non da ultimo va considerata la possibilità, anche per piccole realtà, di considerare l’opportunità di ampliare il proprio orizzonte con la vendita all’estero: secondo lo studio dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano, anche le vendite da siti italiani a clienti stranieri tendono a crescere in modo costante, soprattutto in settori quali il turismo (42%), l’abbigliamento (38%), ma anche l’arredamento, l’home living e il Food&Grocery.

Ti interessa intraprendere un progetto E-commerce? 
Affidati a noi, costruiremo insieme un progetto su misura per valorizzare la tua attività e vendere online!

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I nuovi clienti mobile: i Supershopper

Postato il 22 novembre 2016

Vediamo chi sono e come si comportano attraverso le ricerche online effettuate e cerchiamo di capire come intercettarli.

Hai presente quel consumatore sempre al passo con gli ultimi brand e prodotti di tendenza? Quello a cui tutti chiedono consiglio per i loro acquisti?
Oggi quel consumatore viene identificato come Supershopper, e può diventare cliente della tua azienda! Vuoi sapere come? Impara a conoscerlo nel dettaglio!

Il profilo

Lo strumento utilizzato dai supershopper è lo smartphone. I momenti di ricerca nella giornata sono principalmente durante pause o addirittura prima di effettuare acquisti.

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Tra i dati più interessanti rilevati da Google, si può notare come il 64% degli utenti americani effettua delle ricerche per prendere spunto prima di recarsi nel punto vendita mentre il 76% cambia idea sul prodotto o la marca da acquistare dopo la ricerca online.

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Il 76% degli utenti che cerca qualcosa nelle vicinanze visita un negozio limitrofo nell’arco di un giorno e il 28% di essi effettua un acquisto.

google-supershopper-store-visit

Il dato è significativo, soprattutto se considerato che più della metà degli utenti mobile ha scoperto nuovi brand o prodotti effettuando ricerche via smartphone.

Attraverso le ricerche e le conversioni registrate, Google ha potuto determinare quando intercettare i supershopper. I momenti migliori risultano essere la ricerca di spunti o idee o la ricerca di conferme sui prodotti che già hanno deciso di acquistare.

Da queste ricerche risultano anche altri aspetti rilevanti del profilo:

  • Ricerca globale: il supershopper inizia sempre le ricerche a livello generico, quindi senza un’idea precisa
  • Qualità: la ricerca del supershopper non si limita al solo prodotto, vuole cercare di meglio.
  • Personalizzazione: il supershopper non solo vuole il meglio, ma cerca regali personalizzati. Le ricerche mobili associate a “regali unici” sono cresciute di oltre il 65%.

In base alle precedenti considerazioni possiamo capire che ne beneficia di più il brand in grado di apparire nelle ricerche legate genericamente ai prodotti o, in alcuni casi, al bisogno che soddisfano.
Ma sarà fondamentale intraprendere iniziative di remarketing, in modo che le persone possano ritrovare facilmente il sito e riprendere il loro processo di acquisto.
NUR Internet Marketing può diventare il partner ideale per la promozione online del tuo brand e il raggiungimento del tuo target, grazie a servizi che permettono di raggiungere i migliori risultati tra i trend di ricerca di ogni settore, per non rischiare di rimanere indietro nelle SERP.
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Vendere sui social tramite chatbot, la nuova frontiera del Conversational Marketing

Postato il 13 ottobre 2016

Se il target social della tua azienda potesse portare a termine un acquisto direttamente all’interno delle piattaforme social che presidi, le possibilità di incrementare le tue entrate aumenterebbero sensibilmente, non credi?

In quest’articolo scoprirai che non si tratta di una chimera futuristica: presto, anzi, prestissimo, potrai aggiungere anche tu questo strumento all’interno della cassetta degli attrezzi di Web e Social Media Marketing della tua azienda. Alcuni grandi brand, principalmente negli USA, stanno già sperimentando quest’innovativa funzione: vediamo meglio di cosa si tratta.

Chatbot: come comprare sui social

Protagonisti di questa rivoluzione della comunicazione social  sono i Bot, sistemi di intelligenza artificiale in grado di assistere l’utente all’interno delle chat private dei social network, rispondendo alle sue richieste.

Nella conferenza F8 di Facebook, tenutasi ad inizio 2016, Zuckerberg ha dedicato ampio spazio ai Bot come nuova frontiera della comunicazione sul re dei social network, con investimenti ingenti per sviluppare Bot Messenger in grado di guidare gli utenti verso l’acquisto in modo sempre più semplice e intuitivo.

Il sole del Conversational Commerce sta per sorgere per tutte le aziende, anche in Italia: acquisteremo beni e servizi nelle nostre chat social, attraverso efficienti assistenti personali, senza dover più passare dalla pagina o dal profilo social del brand al suo sito web E-commerce o al suo punto vendita per comprare, perché la transazione avverrà completamente all’interno del social in cui ci troviamo.

Presto messenger bot disponibili per tutte le aziende

I brand che hanno già iniziato a sperimentare in questo campo utilizzano Facebook Messenger, lo spazio di instant messaging del social più utilizzato al mondo. Infatti, l’ultima affermazione del social blu sul lancio di chatbot su Messenger in fase beta è significativa: “Ogni mese, oltre 900 milioni di persone in tutto il mondo comunicano con amici, famiglie e oltre 50 milioni di imprese su Messenger. E ‘la seconda applicazione più popolare su iOS, ed è stata la più rapida crescita applicazione negli Stati Uniti nel 2015.”

Per cogliere al meglio la portata del fenomeno di cui abbiamo parlato fino ad ora in termini di marketing e ROI, vi consigliamo caldamente la visione del video che il team Zuckerberg ha creato in occasione dell’ultima conferenza.

Per approfondire le modalità di funzionamento dei Messenger Bot, invece, vi proponiamo una GIF davvero eloquente per cogliere l’immediatezza del processo di assistenza e di acquisto:

Gli orizzonti del Conversational Marketing tramite chatboat

Gli orizzonti del Conversational Marketing tramite chatboat sono diretti verso una maggiore proattività degli stessi, fino ad arrivare, per esempio, a proporti il supermercato con la promozione più conveniente sul prodotto che stai cercando, oppure il ristorante più vicino a te che cucina i piatti che preferisci e tanto altro ancora.

Le aziende italiane non posso farsi cogliere impreparate: i chatbot posso rappresentare davvero una carta vincente all’interno della strategia di web marketing.

Tuttavia, è bene ricordare che la comunicazione social ha le sue regole e le sue dinamiche, per cui adottare quest’innovazione senza essersi preventivamente posti alcune domande può portare a danni in termini d’immagine ma anche d’investimento economico.

Pertanto, prima di correre alla gara per arrivare primi nell’adozione di una comunicazione tramite chatboat, definiamo bene l’obiettivo che vorremmo raggiungere con il loro utilizzo, definiamo una strategia e chiediamoci se renderanno davvero il nostro servizio più veloce, migliore ed economico. Se la risposta è sì, allora possiamo aggiungere i chatboat all’interno della nostra digital strategy.

Per farlo, però, dobbiamo tenere a mente alcune condizioni sine qua non:

1. La personalità del brand dev’essere mantenuta inalterata: il linguaggio del bot dovrà rispecchiare quello della marca e risultare il più possibile umanizzato.

Chat bot e personalità del brand

2. La quantità dei messaggi dev’essere limitata: l’utente non deve percepire un’intromissione disturbante, ma un utile intervento che risolva i suoi problemi e lo aiuti a soddisfare i suoi desideri, espressi o latenti.

3. Il processo interattivo deve essere il più semplice e veloce possibile: in questo canale l’utente cerca proprio una soluzione pratica, veloce e immediata, più di quelle che sa di poter trovare sul tuo sito E-commerce o nel tuo punto vendita.

Chat bot: semplicità e velocità

Rispettando queste caratteristiche, i chatboat possono aprire una nuova prospettiva di business, se integrati in piani di web marketing articolato, con alla base una strategia ben pianificata di Social Media Marketing o di progetto E-Commerce.

NUR può creare per te una strategia di Internet Marketing integrata, partendo dalla definizione dei tuoi obiettivi di business e sviluppando al meglio ogni step per raggiungerli…Contattaci!

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NUR tra i partecipanti del convegno di Confindustria sull’E-commerce a Bruxelles

Postato il 30 settembre 2016

“Il mercato digitale unico e gli ultimi sviluppi in materia di E-commerce” è il titolo dell’incontro di Confindustria tenutosi a Bruxelles lunedì 26 settembre, a cui NUR ha partecipato grazie alla presenza del suo direttore commerciale, Rinaldo Zambello.

L’E-commerce, focus del convegno, rappresenta infatti un tema molto caro a NUR, che non poteva e non voleva mancare a questo appuntamento.
L’iniziativa si è proposta come riflessione in merito alle dinamiche dell’E-commerce in Europa, concentrandosi soprattutto sulle difficoltà che ancora oggi impediscono il successo del business online di molte imprese e proponendo quindi soluzioni per abbattere le barriere del mercato unico digitale, obiettivo che iniziative come questa vogliono raggiungere.

Convegno Confindustria E-commerce

Conosciamo i dati dello sviluppo dell’E-commerce in Italia: la sua crescita è esponenziale e sembra destinata ad aumentare sempre di più. Ecco perché i temi affrontati lunedì scorso assumono ancor più rilievo per gli imprenditori italiani: i negozi online devono potersi affermare al meglio perché diventano ogni giorno più rilevanti per il nostro Paese e per l’Europa.

La riforma della legislazione UE sul copywright, le proposte della Commissione per la fornitura di contenuti digitali e le vendite, ma anche quelle per superare il blocco geografico ingiustificato (geoblocking),  la consegna transfrontaliera dei pacchi e l’applicazione dei diritti dei consumatori: questi i temi del meeting di Confindustria.

L’incontro di lunedì è stata una delle tante tappe di NUR nel suo percorso in Confindustria, nella quale è attiva da anni, avendo particolarmente a cuore temi come lo sviluppo delle imprese italiane nel nostro Paese e all’estero, soprattutto per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie per favorire un miglioramento delle opportunità imprenditoriali e per incentivare lo sviluppo del proprio mercato.

Hai in cantiere un progetto E-commerce ma non sai da dove partire?
Contattaci e ti aiuteremo a vendere online!

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I vantaggi del Social Media Marketing per le aziende

Postato il 27 settembre 2016

Hai un’azienda e stai pensando di investire in attività di Social Media Marketing, ma hai paura di sprecare tempo e denaro senza ottenere risultati tangibili?
Allora sei nel posto giusto: in questo articolo vogliamo convincerti, dati alla mano, che i social media rappresentano una risorsa davvero preziosa per il tuo business!

Facciamo quindi il punto su quali siano i principali benefici misurabili che il Social Media Marketing, se svolto da professionisti del settore, può portare alle piccole – medie imprese, partendo dai dati forniti da Social Media Examiner nel report “Social Media Marketing Industry”.

Vantaggi social media marketing per aziende

1. Branding

Il branding  è una metrica che vale sempre la pena misurare e analizzare, ma la vera conversione avviene quando aumenta la brand awareness, legata a sua volta alla brand reputation: l’incremento di questi obiettivi strategici si ottiene attraverso la creazione di contenuti di qualità che siano utili all’utente e capaci di suscitare maggiore ingaggio.

Proponendo soluzioni ai problemi dei tuoi potenziali clienti, infatti, conquisterai la loro attenzione e il loro interesse, elementi con i quali potrai raggiungere livelli di consapevolezza e reputazione del tuo brand più elevati rispetto a quando non dedicavi risorse alla social media strategy.

2. Customer service online

I social network sono un valido alleato anche nella gestione del servizio clienti: sempre più persone, infatti, li utilizzano per richiedere informazioni alle aziende e ricevere assistenza in modo rapido e diretto.

I brand hanno quindi uno strumento in più per mantenere viva la relazione con i clienti, ma si rivelerà efficace soltanto a patto che il servizio fornito sia davvero tempestivo ed esaustivo, perché un’assistenza social fornita ma con tempi dilatati o risposte evasive diventa un pericoloso impasse che può condurre a conseguenze negative.

3. Traffico al sito web

Se ci focalizziamo sulle attività di SMM che aiutano il sito a raggiungere una maggiore copertura pensiamo soprattutto al content marketing e al social media advertising, entrambi investimenti che migliorano il traffico al tuo sito web non soltanto in termini quantitativi, ma anche e soprattutto qualitativi: i visitatori saranno più numerosisaranno in target.

L’altissimo livello di profilazione è infatti uno dei plus più efficaci del SMM, in particolare per quanto concerne l’advertising su questi canali: avere la sicurezza di rivolgerti ad un pubblico davvero interessato a ciò che hai da raccontare e quindi più propenso a diventare cliente è un fondamentale vantaggio competitivo.

4. Lead generation

Questo punto è strettamente connesso al precedente, perché fa leva sulla possibilità di attuare una profilazione estremamente precisa e affidabile del tuo target sui social media, grazie alla quale potrai raccogliere contatti di grande valore per il tuo business.

Per avere un’idea delle potenzialità di questo aspetto, basti pensare che nel mondo del Facebook Advertising esiste un formato specifico di inserzione che ha come obiettivo la generazione di lead.

5. Internazionalizzazione 

Se stai valutando di ampliare la tua attività sui mercati esteri, i social media possono aiutarti a diffondere il tuo brand nei paesi in cui vuoi espanderti, agendo in sinergia con tutte le altre attività di web marketing e alzando le possibilità che quest’avventura si dimostri proficua.

Ogni step dell’internazionalizzazione, dalla scelta dei social network da presidiare, alla content e advertising strategy, concorrerà a supportare il tuo business in nuovi mercati.

6. Vendita 

Eh sì, hai letto bene: i social network ti aiutano anche a vendere! Certo, il passaggio dall’investimento in SMM all’acquisto non è immediato: sappiamo bene che  la maggior parte degli utenti non si trova sui social con l’intenzione di acquistare, ma piuttosto di svagarsi, informarsi, mettersi in contatto con amici e conoscenti.

Tuttavia, la profilazione di cui abbiamo già ampiamente parlato in questo articolo, viene in nostro aiuto anche questa volta: implementando una social media advertising strategy potrai aumentare le tue possibilità di raggiungere persone predisposte ad acquistare tuoi prodotti online e/o a recarsi presso i tuoi punti vendita.

L’esempio più eloquente di tutti arriva ancora da Facebook, il re dei social network in Italia e all’estero, che ha capito bene l’importanza di questa fase del funnel di conversione per le aziende, decidendo di facilitarla in modo significativo attraverso la recente introduzione di inserzioni che permettono la vendita diretta da Facebook Messenger e di formati dinamici con obiettivo “visita in negozio”, che, dopo una prima fase di test, saranno disponibili anche in Italia. Non a caso, Facebook è il social dal quale provengono più vendite, come vediamo chiaramente da quest’infografica:

Vendite social media marketing per aziende

Se dopo aver letto quest’articolo pensi che i social media possano essere utili alla crescita della tua piccola – media impresa, ma hai bisogno di aiuto per la realizzazione della tua Social Media Marketing Strategy, lo staff di NUR  ti aspetta per mettere a disposizione dei tuoi obiettivi di business la sua esperienza e competenza nel settore dell’internet marketing.

Contattaci e saremo felici di discutere insieme della strategia social migliore per fare crescere la tua impresa!

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